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Startup e Italia, qualcosa si inizia a muovere

December 31st, 2011 | In: startup | 31 Commenti »

Che qualcosa si stesse iniziando a muovere lo si vedeva già da qualche tempo. I segnali degli ultimi mesi sono stati chiari e forti: due StartupNight in pochi mesi con oltre 500 persone, l’ultimo MindTheBridge con pitch di alto livello e Beintoo che vince la Leweb Competition.

Il problema, sempre che sia un vero problema e non una paranoia da TechCrunch addicted, è che le notizie pubblicate sui blog internazionali e sulla stampa nostrana raccontano sempre e solo di imprenditori italiani con la valigia di cartone che devono andare all’estero per trovare i fondi. Sarà vero o è una semplice distorsione mediatica?

Dopo un primo post in cui TechCrunch racconta di come Mashape sia dovuta andare all’estero per trovare i finanziamenti e un ultimo in cui, con toni parecchio forti, si parla di Cibando che non avendo trovato i soldi in italia è dovuta uscire dai confini per andare fino a Berlino, ci sono decine di altre storie di successo nella raccolta di fondi da investitori privati e istituzionali italiani.

Ho provato a passare le ultime due ore scavando nella memoria per cercare di far ritornare alla luce le operazioni avvenute negli ultimi mesi in italia.

Sicuramente nell’elenco che segue mancheranno alcune operazioni, aiutatemi voi a completarlo aggiungendo i dettagli nei commenti (grazie!).

  • Not disclosed* – 2 ml/Euro
  • Not disclosed* – 1 ml/Euro
  • Not disclosed* – 400k/Euro
  • Not disclosed* – 400k/Euro
  • Not disclosed* – 2 ml/Euro
  • Sardex – Dpixel
  • Pantea – 750k/Euro Atlante + Neomobile
  • CrowdEngineering – 3 ml/Euro – Principia + Dpixel
  • SpinVector – 2 ml/Euro – Atlante
  • Spreaker – 470k/Euro – IAG + Zeta Meta Ventures
  • Nomesia – 270k/Euro – IAG
  • Beintoo – 200k/Euro – Angel
  • Geomercato – Angel
  • Ofootball – Angel
  • Heyware – 150k/Euro – Seeweb
  • CityNews – 3.3 ml/Euro – Principia
  • Nonricordoilnomemamiverràinmente – Angel
  • Viamente – Angel + Dpixel
  • Applix – 3 ml/Euro – Principia + AngelLab + UnlimitedFun
  • MusicXmatch – 3 ml/Euro – Micheli e associati + Angel
  • Risparmiosuper – Zernike + LVenture
  • AutoXY – 1,2ml/Euro – Vertis
  • Moneyfarm – Annapurna + Jupiter
  • Tiltap – Hfarm
  • Prestiamoci – Smava.de
  • Mobnotes – 600k/Euro – Brainspark
  • Jobslot – Hfarm
  • Yogitech – 1,5ml/Euro – Atlante
  • PromoQui – 1,2ml/Euro – Vertis
  • Ohikia – 240k/Euro – IAG
  • Win – 800k/Euro – IAG + Altri
  • Sportilia – Angel
  • 5 seed Hfarm tra cui Corso 12, ecc.
  • AdmantX – 1,5 ml/Euro – Atlante
  • S5Tech – 2 ml/Euro – IAG + Altri
  • appsbuilder – Annapurna
  • Soundreef (01-2011) – LVenture
  • Soundreef (09-2011) – Serie A – Famiglia di industriali
  • Fubles – 300k/Euro – Angel + Piol
  • Iubenda – Angel + Dpixel

* Operazioni avvenute nelle ultime settimane di cui sono a conoscenza ma ancora non comunicate.

Solo tra le operazioni di cui sono stati comunicati gli importi del round si contano oltre 20 milioni di Euro di fondi raccolti da investitori italiani. Immagino che un’altra manciata di milioni possano trovarsi tra le operazioni i cui dati non sono stati resi pubblici.

Una distorsione mediatica quindi? Certamente sì.
Da una parte c’è la necessità per gli organi della stampa e per i blog di “fare notizia” e dall’altra c’è sicuramente la chiacchiera da bar tra gli startupper che faticano a trovare i fondi. In questo ultimo caso, invece che concentrarsi sul cercare di migliorare la propria business idea, molto spesso per i giovani è più comodo affidarsi ai presunti problemi legati al sistema e non tanto alle criticità della propria idea imprenditoriale.

I soldi ci sono anche in Italia e nel 2012 ce ne saranno ancora di più.

Bisogna però saperli cercare, avere un piano credibile e spesso un prototipo con qualche metrica già interessante. Ma soprattutto bisogna crederci e lavurà!


31 Comments on “Startup e Italia, qualcosa si inizia a muovere”

  1. 1 Massimo Riera said at 01:24 on December 31st, 2011:

    Non so che rientrano nella tua lista in quanto la modalità di scelta (il Working Capital) è fuori dalla metodologia classica ma ognuna di queste start up ha ricevuto un SEED da 100mila euro:

    -Eta Semiconductor ;
    -Parkscreen;
    -Taggalo;
    -Buonenotizie.it;

    In più ci sono due proposte di in vestimento da 1M per Altilia ed Ecocloud sempre da Quantica/Principia di cui molto probabilmente ci potrai dire qualcosa in più. Per dire a LeWeb si ha grande visibilità ma zero cash immediato, almeno in questo possiamo dire (nonostante tutti i limiti) che in Italia siamo un passetto avanti in concretezza.

  2. 2 Francesco Sullo said at 02:50 on December 31st, 2011:

    Nel caso di Cibando andrebbe raccontato forse come il progetto sia stato rifiutato da praticamente tutti i fondi italiani e considerato poco più che fuffa. Ma se poi i soldi li trovi all’estero vuol dire che non era poi tutta questa fuffa, no? Trovarli in paesi con un ecosistema più maturo è più difficile, casomai.
    Invece tu lasci intendere il contrario e parlando del fund raising in Italia dici che i soldi

    “bisogna però saperli cercare, avere un piano credibile e spesso un prototipo con qualche metrica già interessante. Ma soprattutto bisogna crederci e lavurà!”

    Be’, nel caso di Cibando c’era ben più di un prototipo, e c’erano metriche e trazione. E in quanto a “crederci e lavurà” non credo veramente che potessero fare di più.

    E allora la tua analisi non regge. E’ certamente vero che qualche numero c’è e qualcosa si muove, ma se provi a confrontare quei numeri con il totale degli investimenti di questo tipo in Francia, UK, Germania, ma anche in Spagna o Finlandia, scopri che c’è un ordine di grandezza di differenza.

    Ti do atto che le cose stanno cambiando e anche velocemente. Ma siamo lontani da ciò che ci si aspetterebbe dalla quarta economia europea. E dal mio punto di vista gli articoli del taglio di quelli che citi aiutano questo ambiente in maniera indiretta e sono benvenuti.

  3. 3 capobecchino said at 07:21 on December 31st, 2011:

    purtroppo concordo con Francesco, io non mi spiego perchè personcine valide in Italia vengono derise e fuori i nostri confini vengono pagate.

    è vero che qualcosa sta cambiando, si vede e sicuramente tu sei più informato del sottoscritto, però è poco e quel poco molte volte è fatto male (ovvio che ci sono le eccezioni).

    ovviamente la speranza è sempre nel cambiamento, in quel cambiamento che permette all’Italia di giocarsela a testa alta e questo come tu dici sta avvenendo ma secondo il mio piccolissimo parere, si dovrebbe cambiare anche una mentalità vecchia di decenni qui in Italia, relativa agli investitori.

  4. 4 Name (required) said at 10:19 on December 31st, 2011:

    Condivido in kinea generale l’articolo di marco ed in particolare con la frase, “bisogna però saperli cercare, avere un piano credibile e spesso un prototipo con qualche metrica già interessante. Ma soprattutto bisogna crederci e lavurà!”
    Sono sicuro che Ci saranno alcune idee buone che in italia non sono state finanziate, ma forse un buon indicatore per dire se questa e’ una criticita’ per l’italia e’: nr di casi di successo non finanziati in italia / nr di Richieste all’ estero.
    Se questo rapporto e’ molto alto abbiamo un problema; se e’ basso (es. Quanto quello in italia) allora, come dice marco il problema non e’ la non volonta’ di finanziare, ma il fatto che gli italiani cercano sempre la strada piu’ facile. Forse nessuno ha la risposta quindi rimarranno pareri personali

    X francesco: non volermente, ma penso che quegli articoli spingano le start up nella direzione sbagliata. L’italia sara’ la 4a economia europea per pil, ma lo stato di salute non e’ sicuramente quello della 4a economia

    Buon anno a tutti

  5. 5 Dario Giudici said at 11:52 on December 31st, 2011:

    mi pare che questo studio, che avrete già visto in tutte le salse, parli chiaro: http://www.inno-swiss.com/post/view/13963/
    ultimi in europa. Dal mio punto di vista però vuol solo dire che abbiamo tanto da fare in termini di cultura del finanziamento all’innovazione, non che i soldi non ci siano. Penso che abbiano ragione in parte Marco e in parte Francesco, noi startupper dobbiamo lavorare più sodo per rendere i nostri progetti davvero finanziabili, ma i soldi vanno anche cercati nei posti giusti. Sono convinto che dobbiamo stimolare l’investimento industriale, in aggiunta a quello finanziario, che da solo non può farcela. Se abbiamo una ricchezza nel nostro Paese è che la nostra è ancora una economia basata sulle PMI, aziende che possono tornare a crescere, ma hanno bisogno di ritrovare e mantenere competitività. Ma per restare competitivi è necessario innovare, e innovare dall’interno non sempre è possibile. Dobbiamo quindi portare gli imprenditori a conoscenza di ciò che accade nel mondo dell’innovazione nel proprio settore e dar loro l’opportunità di supportarne la crescita e poi trarne i benefici. E al contempo dobbiamo e fare in modo che gli startupper possano comunicare con imprenditori che capiscono la loro lingua e i loro progetti, che conoscano le logiche del settore e possano fornirgli risorse finanziarie, ma anche esperienza. E che non investano solo pensando a IRR e exit, ma sulla base di logiche industriali e di crescita reciproca. C’è un tesoro nascosto che possiamo far emergere, fatto di denaro e competenze, di sinergie e opportunità industriali, ma dobbiamo dare agli imprenditori una finestra sull’innovazione e degli strumenti efficaci per creare il link mancante. Questa è la convinzione che mi spinge ogni giorno a lavorare sodo al mio progetto.

  6. 6 Max Ciociola said at 12:25 on December 31st, 2011:

    Marco,
    la cosa un pò drammatica è che veniamo a conoscenza da te che sei un VC di tutte queste operazioni, il che vuol dire che :

    a) chi le fa non le comunica
    b) non le riprendono

    Il problema sta lì: non se ne parla poi molto di deal fatti, è un male comune a molti.

    Detto ciò techcrunch ha fatto bene, almeno ha svegliato gli animi.
    E cmq ancora una volta nessun altro VC ha risposto (eccetto te) il che la dice lunga.

    buon anno!
    max

  7. 7 magno said at 14:13 on December 31st, 2011:

    @Francesco e @Capobecchino Il senso del post era un altro. Il caso di Guk è assolutamente nella norma: ci sono e ci saranno sempre operazioni non fatte in Italia e chiuse con fondi esteri.

    Nessuno ha la sfera di cristallo, l’investimento si potrà sapere se era da fare tra qualche anno e Guk non mi sembra che abbia bussato più di tanto a gente italiana (a me ad esempio non ha bussato).

    Tornando invece al cuore del post la cosa triste è che le fonti di informazione parlano solo di questi casi e non si fa luce su quello che si sta muovendo in Italia. E non è cosa da poco visto dove eravamo solo due anni fa.

  8. 8 magno said at 14:15 on December 31st, 2011:

    @Max d’accordissimo con te. Come scrivevo prima sul gruppo FB mancano i ponti tra VC “storici” italiani e chi fa l’informazione all’estero. Manca la cultura, manca l’abitudine al confronto, manca gente che usi gli strumenti che ormai abbiamo e sono potentissimi.

    Ma ho fiducia che le cose possono cambiare, ci vuole solo un pò di pazienza e di collaborazione da parte di tutti (TC per primo).

  9. 9 Matteo Scarabelli said at 14:22 on December 31st, 2011:

    Max, condivido il tuo punto di vista! Numerose operazioni si fanno ma non vengono comunicate.

    Invece per il fatto che nessun VC abbia risposto, temo sia dovuto una scarsa “presenza” online. Esempio banale: quanti vc italiani hanno un account twitter (attivo)? Diciamo 5? comunque meno di 10..

    Invece, per Marco, ti riporto la lista dei deal italiani 2011 di IAG:
    Nomesia – 270K Euro
    S5Tech – 2 Mil Euro (IAG + altri)
    Ohikia – 240K Euro
    Spreaker – 470K Euro (IAG + ZMV)
    Win – 800K Euro (IAG + altri)

  10. 10 Alec257 said at 14:49 on December 31st, 2011:

    In uno degli ultimi numeri di Wired UK la cover story era proprio sul fervore delle startup in Europa. Si parlava di Londra, Parigi, Berlino (tanto), ma anche di Finlandia, Svezia, Austria, e si arrivava fuori dall’Europa in Israele, Russia e altro ancora. Italia: nemmeno mezza riga!
    A parte questo, posso raccontare la mia esperienza personale: ho inviato un mio progetto di startup alcuni mesi fa a tre VC. Due non hanno nemmeno risposto, il terzo (un nome che si sente spesso ultimamente) mi ha fatto sapere che “casualmente” stavano lavorando anche loro su un progetto quasi identico, e che comunque erano interessati a conoscermi a breve, se ero disponibilea fare un salto a Milano, per vedere se i due progetti si potevano integrare. Ovviamente ho risposto di si, ma non li ho più sentiti….
    Buon anno a tutti.

  11. 11 daniele galiffa said at 14:55 on December 31st, 2011:

    Forse nella lista andrebbe riportato anche Citynews.

    Buon 2012 a tutti!

  12. 12 Matteo Scarabelli said at 15:08 on December 31st, 2011:

    Max, condivido il tuo punto di vista! Numerose operazioni si fanno ma non vengono comunicate.

    Invece per il fatto che nessun VC abbia risposto, temo sia dovuto una scarsa “presenza” online. Esempio banale: quanti vc italiani hanno un account twitter (attivo)? Diciamo 5?

  13. 13 Matteo Scarabelli said at 15:09 on December 31st, 2011:

    Max, condivido il tuo punto di vista! Numerose operazioni si fanno ma non vengono comunicate.

    Invece per il fatto che nessun VC abbia risposto, temo sia dovuto una scarsa “presenza” online. Esempio banale: quanti vc italiani hanno un account twitter (attivo)? Diciamo 5? comunque meno di 10..

  14. 14 Matteo Scarabelli said at 15:11 on December 31st, 2011:

    @Marco, per quanto riguarda IAG ti riporto la lista dei deal italiani 2011:
    Nomesia – 270K Euro
    S5Tech – 2 Mil Euro (IAG + altri)
    Ohikia – 240K Euro
    Spreaker – 470K Euro (IAG + ZMV)
    Win – 800K Euro (IAG + altri)

  15. 15 magno said at 15:50 on December 31st, 2011:

    @matteo, grazie per l’aggiornamento ora integro nel post.
    @daniele che mi risulti citynews è del 2010

  16. 16 gaetano marano said at 15:57 on December 31st, 2011:

    questo è un mio progetto che costerebbe pochissimo a ciascun investitore ma che potrebbe avere un grande futuro, molto più grande di quanto si possa anche lontanamente immaginare!

    http://www.kapipal.com/newhtc

  17. 17 Augusto Coppola said at 18:16 on December 31st, 2011:

    Marco,
    oltre a quelli che ti sono stati già segnalati ad occhio direi cha hanno chiuso un qualche round negli ultimi 12 mesi (mi scuso per eventuali errori ed imprecisioni) anche EryDel, Interactive Project, Silicon Biosystems, S5Tech, The Blog TV, NextSytler, URList, Soundreef, Yogitech, Paperlit, Electro Power System, D-Orbit, Arkimedia, Samares, PromoQui, Fhoster inoltre direi che ci sono almeno 2/3 statup nate ad InnovAction Lab che da quello che so dovrebbero chiudere un round in queste settimane e sono certo di dimenticarne un bel po’.

  18. 18 gaetano marano said at 18:53 on December 31st, 2011:

    “EryDel, Interactive Project, Silicon Biosystems, S5Tech, The Blog TV, NextSytler, URList, Soundreef, Yogitech, Paperlit, Electro Power System, D-Orbit, Arkimedia, Samares, PromoQui, Fhoster”

    una con un nome “normale” niente? :) :) :)

  19. 19 Francesco Sullo said at 20:31 on December 31st, 2011:

    Ciao Marco, ti riporto qui per completezzan il commento di risposta al thread su ISS:

    Io sono partito come giornalista, arrivando a diventare direttore editoriale dell’attuale Edizioni Master in quattro anni. L’azienda, quando sono entrato io aveva un solo redattore, io, e fatturava niente, quando ne sono uscito fatturava miliardi ed aveva dentro 50 persone. So come funziona il mondo editoriale. So che se fossi un VC italiano articoli come quello su TechCrunch a proposito di Cibando sarei disposto a pagarli. L’affermazione che se si pone un problema reale e si critica una situazione si fa male all’ecosistema e si butta fango sull’Italia è una cazzata intrisa di provincialismo e vittimismo. Mi spiace che anche gente di calibro la pensi così. Sarebbe ora di smetterla e valutare invece i ritorni a tutti i livelli di quell’articolo. Come diceva qualcuno sopra, adesso ci saranno altri che diranno “fammi andare a vedere anche a me che ci sta”. E magari ci sarà una maggiore competizione e la competizione fa crescere. Siamo un paese giovane sotto questo punto di vista. Ma il resto del mondo ci vede come l’ottava potenza mondiale. E da ottava potenza mondiale a livello di startup internazionali facciamo ridere.

  20. 20 Matteo Renzulli said at 22:01 on December 31st, 2011:

    Nessuno si pone il problema della bontà del business e delle persone che lo propongono. Nessuno prova ipotizzare che Cibando (che non ho visto) non fosse meritoria di essere finanziata…. In Italia chi ha un’idea è convinto che sia un proprio diritto trovare qualcuno che lo finanzi. Non è così. Io non ho ancora avuto notizia di una start-up valida che non ha trovato soldi in Italia e poi ha fatto faville con VC esteri

  21. 21 Matteo Renzulli said at 22:08 on December 31st, 2011:

    Bravo Marco. Basta con questa propaganda. In Italia chiunque ha un’idea pensa che abbia anche il diritto ad essere finanziato.
    Aspetto di essere smentito dal GRANDE successo di una start-up italiana finanziata da un VC estero. Ad oggi non mi risulta.
    Le buone idee (gestite da buoni team) vengono finanziate in Italia e/o all’estero. Le idee scarse non vengono finanziate in Italia e statisticamente nemmeno all’estero.

    Prosit e buon 2012

    M.

  22. 22 Francesco Sullo said at 02:54 on January 1st, 2012:

    Quando Tornatore vinse l’Oscar per Nuovo Cinema Paradiso ci fu in Italia un grando attacco interno al nostro cinema ed alla sua “assenza” a livello internazionale. Ed ogni volta che si parlava di Nuovo Cinema Paradiso si bombardava il povero Tornatore. Mi ricordo che in una intervista a un certo punto sbottò e disse: “Ok, avete ragione, una rondine non fa primavera, ma la rondine… che colpa ne ha?”

    Che ci siano investitori meritevoli in Italia non ci sono dubbi e non sono certo loro i responsabili del problema, loro casomai sono quelli che cercano di risolverlo.
    Ma non bastano. Gli investitori sono solo un pezzo della catena. Mancano strutture formative adeguate, manca la cultura del business, manca la mentalità negli imprenditori, latita la capacità di costruire modelli credibili, manca la sensibilità degli investitori per cogliere il valore sotto la buccia, mancano i soldi o ce ne sono troppo pochi, manca l’interesse della politica a favorire certi tipi d investimento e semplificare i processi, manca il caso di successo che attira l’attenzione del mondo, mancano una marea di altre cose.
    Purtroppo manca anche una qualità che qui in California è molto diffusa: la capacità di guardare sempre positivo e cogliere in ogni evento una opportunità. Questo post, caro Marco, mi spiace dirlo, mostra una mancanza proprio di questa qualità. Anziché guardare a tutti i ritorni positivi che possono venire dalla messa in evidenza di un problema si guarda all’immagine danneggiata dai cattivi giornalisti.
    Io sono molto ottimista e mi sembra che l’Italia stia facendo passi da gigante, ma è ancora presto per sentirsi arrivati. Di strada da battere ce n’è ancora tanta e ben vengano le polemiche di qualsiasi tipo. Pensa se TechCrunch ci dedicasse un articolo a settimana. Sarebbe a dire che ci considera, ci dà un peso, un’importanza.
    Quando TechCrunch, anni fa, scriveva tre articoli a settimana a parlare male di Twitter che era sempre down, quelli di Twitter non potevano essere più contenti. Non è che fossero scemi, è che senza tutto quel parlar male adessero sarebbero stati sostituiti da qualcun altro.

  23. 23 Claudio Somazzi said at 11:15 on January 1st, 2012:

    Ho letto con interesse il post di Marco ma anche le risposte di tutti. La verità è che dobbiamo certamente migliorare nella comunicazione verso l’estero, ma a mio parere c’è da lavorare anche sulla comunicazione ‘interna’. Non ho nulla contro i vari progetti che aiutano le startup, ma quest’anno ho visto più contest per startup che startup pronte per il contest… Ho visto società editoriali inventarsi fondi di investimento sulle startup, ho visto startuppers

  24. 24 Claudio Somazzi said at 11:42 on January 1st, 2012:

    trascorrere tantissimo tempo in convegni ed eventi e non ‘piegati’ sul proprio prodotto. E poi, la cosa che non ho capito di questo 2011, è il perché anche nel nostro piccolo mondo da startuppers fatichiamo ad estirpare il classico male che rende l’Italia un paese di grandi opportunità ma anche di grandi aopportunità buttate: l’incapacità di fare sistema. Voglio portare un esempio concreto: qualche mese fa, quando Max Ciociola ha annunciato a San Francisco il round della sua startup, ho avuto un senso di rispetto profondo per il lavoro di Max e una spinta fortissima a continuare sulla strada che avevamo intrapreso come Applix. Max aveva raccolto circa 3.000K, tantissimo, un bel segnale. Max però si è incazzato tantissimo perché in Italia nessuno o quasi aveva dato risalto al suo round (in verità io, nel mio piccolo, ho tweetato e postato…). Sette mesi dopo, a novembre, dopo un anno di successi tra premi internazionali e l’indimenticabile citazione di Jobs al Keynote di iPad2, anche Applix ha chiuso il suo round: 3.000K. Un bel segnale, di continuità rispetto al lavoro di Max e di altri. Il messaggio che mi aspettavo potesse venire fuori per il nostro mondo e per i VC italiani e internazionali era: la strada è in salita ma concentrandosi sul prodotto anche noi italiani possiamo usare bene il ‘carburante’ per crescere e tentare di diventare grandi anche fuori dall’Italia. Bene, tanta stampa estera ha ripreso la notizia, qualche giornale italiano (IlSole, Repubblica, etc) ha dato risalto, ma nessuno, dico nessuno, del nostro mondo di startuppers (ad eccezione di Magno) ha fatto un tweet o un post… Purtroppo anche chi era passato prima da questa ‘perdità di opportunità di comunicazione’ non ha evidenziato questo momento… Perché? Dove dobbiamo e possiamo migliorare il nostro ecosistema italiano delle startups? Ecco, vi lascio, se volete, questa piccola riflessione da fare. Prima di puntare il dito sul sistema cerchiamo noi startuppers più grandicelli di fare ‘sistema’. Applix o MusixMatch devono essere un esempio di opportunità, poco interessa valorizzare i loro CEO, ma dare un segnale che ce la si può fare e che qualcuno ce la sta facendo secondo me è importante. Vedrete che poi anche la ‘comunicazione istituzionale’ crescerà. Buon anno a tutti!

  25. 25 magno said at 18:58 on January 1st, 2012:

    @Sullo ora capisco meglio il senso del tuo primo commento. Non credo che nel mio post mancasse lo spirito positivo, anzi. E non penso che il post di TC sia stato un danno per il sistema italiano, anzi, penso che come scrivi anche tu sia comunque positivo. Il senso del discorso, che mi avete aiutato a chiarire con i vostri commenti, è che mi da fastidio sentire la gente che si lamenta sempre. Ci sono i primi casi di risveglio dal letargo e qualche segnale è incoraggiante. Bisogna che si lavori tutti insieme, come scrive anche @claudio, per cercare di spingere nella stessa direzione.

    Dobbiamo migliorare e tantissimo la comunicazione verso l’esterno e iniziare a condividere le esperienze (positive ma soprattutto negative).

    Poche schegge di valore impazzite non servono a molto se non si aprono e cercano di aiutare anche gli altri che magari hanno meno esperienza.

  26. 26 Federico Migliorini said at 14:55 on January 2nd, 2012:

    Grazie Marco una bella panoramica utile e chiarificatrice.
    Sicuramente ci sono più investimenti di quelli che avevo in mente :)

  27. 27 PicenoFormazione said at 13:50 on January 3rd, 2012:

    Se abbiamo ben capito l’interessante commento di Sullo, siamo sulla stessa linea. La mentalità del Product First ha bisogno di un contesto che agevoli il lavorare per un progetto senza avere un capitale economico iniziale. E i Vc sono soltanto una parte del sistema, seppur importante. C’è il Governo, ci sono le banche, c’è la mentalità degli startupper…. Al link sopra una riflessione più articolata.
    Grazie a Magnocavallo per questo spazio e per la stimolante discussione che si è originata

  28. 28 Davide d'Atri said at 18:02 on January 16th, 2012:

    Segnalo la nostra start up soundreef.com che ha raccolto fondi nel 2011.

    2011 gennaio – seed. Lventure / Enlabs (85k)
    2011 settembre – series A. famiglia di industriali (undisclosed)

    articolo su wired: http://italianvalley.wired.it/news/2011/11/02/startup-soundreef-sfida-siae-15295.html

    durante il fund raising ho incontrato IAG, Piemontech, 360, Quantica ed avuto contatti con Dpixel e Innogest. Non ho nulla di cui lamentarmi. Trovato sempre persone molto disponibili, veloci ed interessate. Avevamo due offerte in concorrenza ed abbiamo poi scelto una famiglia d’industriali perchè più rapidi con la due diligence e perchè offrivano una serie di servizi oltre i soldi.

  29. 29 magno said at 11:50 on January 17th, 2012:

    @davide: grazie per le info, aggiorno subito il post.

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